Quotidiano sportivo a cura di Alberto Mangano e Giovanni Vigilante
Considerazioni semiserie

A proposito dei cori razzisti

di Giuseppe Roberto

Vincenzo Spagnolo, vittima di un agguato tra tifoserie avversarie a Genova, con la sua memoria , sancì un patto non scritto ma rispettato da chi vive gli stadi oltre una passione. Il coro che si diffonde da allora è “Con le mani quando volete”, a sancire che tutto ciò che avviene tra Ultras, deve avere una forma di rispetto che, giusta o sbagliata, fa parte di quel mondo gestito da regole di onore che spesso, agli occhi comuni, sembrano poco onorabili. L’uso delle “Lame” negli scontri tra napoletani ed un misto di tifoserie che fa’ capo agli interisti, ha poco a che fare con una mentalità ULTRAS. Così ancora una volta lo sport si tinge di sangue ed una vittima. Così il mondo del calcio sta finendo tirando dietro una mentalità dedita più che altro a difendere una città prima che una società. Il colpo finale lo ha dato un insulto razziale alla persona. Vero è che di cori razziali negli stadi si sono sempre sentiti ma, erano contro un territorio avversario, contro una città, spesso ricambiati nelle remore di difesa del proprio territorio di appartenenza, mai per un colore della pelle. Oggi è lecito dire che si è toccato il fondo, si mire ad offendere la persona per il colore della pelle e non una città per mero campanilismo Ultra. Si è andati oltre, tra lame e cori, tra mancanza di rispetto e voglia di imporsi che ha poco a che fare con calcio e mentalità ULTRAS. Sarebbe il caso di fermare tutto e riflettere. Perché se sappiamo dove erutta un vulcano o conosciamo bene cosa fanno le mamme di altri, è il momento che si capisca che allo stadio ed in trasferta non si va per giocarsi la vita ma, semplicemente, per dare vita ad uno spettacolo che resta è deve restare, lo spettacolo di uno degli sport più belli del mondo.

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Redazione Solofoggia.it

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