Quotidiano sportivo a cura di Alberto Mangano e Giovanni Vigilante

di Rosario De Rosa

Neanche dieci volte in terra marchigiana si sono scontrate Ascoli Picchio e Foggia Calcio prima della gara attuale.
Il primo precedente risale al mitico 4 novembre 1928 quando, nel girone B del campionato meridionale, i foggiani guidati dall’allenatore-giocatore Rosso ebbero la meglio per 2-3 sulla squadra locale: Baldini sbloccò il punteggio con i “Satanelli” che raddoppiarono e poi triplicarono il vantaggio con Pagandolo e rigore di De Rosa (embeh).
Il primo ed unico pareggio nella storia risale al 14 novembre 1954: il match, disputato nello stesso stadio rinominato “Ferruccio Corradino Squarcia” (in memoria di un giovane ufficiale ascolano morto all’età di ventotto anni durante la “Guerra di Spagna”) valido per il campionato di IV Serie girone G, terminò 1-1con vantaggio piceno firmato da Guidetti e pareggio dauno giunto grazie a Colombo.
La stagione terminò con la retrocessione dell’Ascoli in promozione e si dovette attendere ben diciannove anni per ritrovare in calendario la partita, per la prima volta in Serie B: allo stadio “Cino e Lillo Del Duca” (casa delle partite casalinghe degli ascolani dal 1968 ad oggi), l’11 marzo 1973, terminò 0-2 per il Foggia, con reti messe a segno al 12′ da Del Neri ed al 70′ da Villa.
Fu un testa a testa tra le due squadre con i rossoneri allenati da Toneatto che riuscirono a conquistare il terzo posto con un punto di vantaggio sui bianconeri, ottenendo la promozione in Serie A.
Ma una partita storica fu quella del 2 dicembre 1990: i Satanelli persero 5-2 contro i bianconeri: Perolizzi portò in vantaggio i padroni di casa al 5′ minuto, con il brasiliano Walter Casagrande che si scatenò nella ripresa mettendo a segno addirittura quattro gol, rendendo di fatto vane le marcature di Baiano e Codispoti.
Entrambe le squadre ottennero la promozione in Serie A, con i rossoneri di Zeman che stravinsero il campionato ed i bianconeri di Sonetti che conclusero quarti, e si affrontarono quindi l’anno seguente nel massimo campionato nazionale per la prima ed unica volta nella loro storia: l’8 marzo 1992 l’Ascoli vinse 2-1 con i gol di D’Ainzara al 39′ e quella al 71′ di Bierhoff e l’inutile gol della bandiera del Foggia di Porro all’80’. La stagione terminò con un onorevolissimo nono posto in campionato per i dauni e con la retrocessione in Serie B, come diciottesima ed ultima classificata, per i piceni.
Ricordi, storie da raccontare ai nipotini, sfide epiche: le foto del Guerin Sportivo o dell’Intrepido avevano didascalie tipo ‘Virdis tira, Pazzagli devia sul palo’ oppure ‘Barbuti eroe per un giorno’: eh, già, quel 14 settembre 1986, prima giornata di campionato Davide riuscì ad abbattere Golia. E i 60 mila di San Siro ammutolirono.
L’uomo che fece piangere il Milan, il protagonista di quell’epica impresa fu Massimo Barbuti, di Pontetetto (Lucca), un po’ nostro un po’ loro, una vita a girare campi di provincia (Spezia, Parma, Ascoli, Taranto, Foggia…) lasciando sempre il segno con caterve di reti gonfiate.
Il gol di San Siro però è rimasto negli annali del calcio.
Un cammeo realizzato a 28 anni, forse troppo tardi per poter aspirare a club più prestigiosi; una rete che gli fruttò 8 milioni – racconta l’ex goleador dei poveri, bomber osannato a La Spezia e Parma (c’è ancora un murales con la sua effigie) – il premio partita di allora pagato dall’incredulo, ma entusiasta Costantino Rozzi, il vulcanico presidente dell’Ascoli.
Barbuti era un attaccante vecchio stile, tutta potenza e classe pura, ma sempre coperto da qualcuno più forte di lui. Proprio quell’anno doveva andare all’Inter a fare la terza punta dietro Altobelli e Rummenigge, ma da Ascoli spararono tre miliardi per la sua cessione e i neroazzurri presero Garlini. Pensate, venne addirittura contattato dal Barcellona: giocava nello Spezia e segnava a raffica tanto che vennero a vederlo dalla Spagna. Era il 1979: erano altri tempi, altra mentalità. Cosa si andava a fare in un paese sconosciuto? E così rinunciò.
Quel giorno volle dimostrare a tutti che la serie A l’aveva meritata, conquistata da solo partendo dalla parrocchia del suo paese quando, tra il disappunto del prete, piazzava pali e traverse davanti alla porta della chiesa e si allenava a tirare.
Dopo le solite raccomandazioni del mister entrarono in campo e iniziò la magia: scocca il 19’, un minuto prima Virdis aveva colpito il montante. A centrocampo Brady arpiona un pallone e con il suo magico sinistro lancia Barbuti in profondità, che da posizione angolatissima non ci pensa su due volte e tira in porta alle spalle di Galli.
Allo scadere poteva segnare una doppietta se non avessero fischiato un fuorigioco inesistente su un lancio millimetrico di Trifunovic.
Alla fine si resero conto di aver compiuto un’impresa mandando il Diavolo all’inferno sotto gli occhi di Berlusconi.
Altri tempi, altri miracoli!

Redazione Solofoggia.it

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