Ormai parlare del Foggia è come sparare sulla Croce Rossa. I risultati non ingannano mai e, se puoi trovare una scusa quando perdi una partita, quando ne perdi 9 devi solo rassegnarti. I fischi li hanno presi i calciatori ma è indubbio che vanno condivisi con tutti perchè i risultati sono lo specchio di quello che succede a monte.
Prima del mercato di gennaio, la squadra, sicuramente modesta sotto il profilo tecnico, era la risultante di un gruppo di uomini che con umiltà e sacrificio aveva racimolato 19 degli attuali 22 punti. Poi, in nome di una discontinuità, si è pensato di rafforzare la squadra tra l’altro scegliendo il direttore sportivo alla fine del mercato stesso. Si doveva fare il salto di qualità. È aumentato il tasso tecnico del Foggia? Di sicuro si è perso il significato di squadra, di gruppo, di sacrificio, di sudore. Prima allo stadio c’erano 300 spettatori ma si sentivano anche gli applausi. Oggi si è capito che le buone intenzioni si sono fermate alle dichiarazioni ai microfoni e ai post sui social. Speriamo che adesso il silenzio stampa sia totale e qualcuno cominci a fare un “mea culpa” per una situazione ormai da estrema unzione.
Le operazioni “nostalgia” con Cangelosi e Pazienza hanno portato lo zero assoluto, l’ultima partita dove si è vista una squadra, sia pure perdente, è stato a Caserta, gara che allora costò la panchina a Barilari. Proprio a quest’ultimo bisognerebbe chiedere scusa perchè, sovente, la fretta e la presunzione sono cattive consigliere.
Per fare calcio ci vuole anche la capacità di entrare in un nuovo contesto in punta di piedi, con umiltà, esattamemte come faceva quella squadra che prendeva gli applausi da appena 300 spettatori.