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Innamorato sempre di più!

di Rosario De Rosa

San Valentino è arrivato, finalmente!
Con tutto lo spreco delle frasi fatte, dei biglietti d’amore da Baci Perugina, con i testi di Sanremo a imperversare sui social con relativi like; la festa dell’amore, degli innamorati, di quei fortunati che, in questo mondo triste e senza speranza, ancora vogliono concedersi il lusso di dare la propria vita all’altro, per amore.
Perché proprio a San Valentino? Si racconta che Valentino, vescovo di Terni, sarebbe stato giustiziato perché aveva celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, che invece era pagano. La cerimonia avvenne in fretta, perché la giovane era malata, e i due sposi morirono, insieme, proprio mentre Valentino li benediceva. Una tragedia, una storia d’amore, coronata dal martirio finale del celebrante.
Amore: quella parola magica che ci unisce, ci fa piangere, ci fa soffrire…
Amore per il Foggia: non ce l’hai pure tu?
E’ passione, sentimento, rabbia, sangue, testardaggine: ce l’hai nella pelle, nel sangue, nella testa, nel cuore. Quei due colori magici, il rosso e il nero, li metti dappertutto, li porti dappertutto.
Ne abbiamo visti di mercenari, di prenditori, di banditi che hanno approfittato della nostra passione per gonfiare le loro tasche e poi scappare, ne abbiamo visti di falsi profeti che promettevano a destra e manca salvo poi sparire e buttare le chiavi dello stadio per strada…
E noi, imperterriti, impavidi, a crederci, a gridare, a stare lì; a perdere il sonno, a mollare la fame, a rinunciare alle vacanze per seguire i rossoneri, sempre centinaia dappertutto, a subire, a cantare, a prenderci le botte a Frosinone o a Nocera o le polpette lanciateci addosso dalle signore di Pescara affacciate al balcone: mamma mia, stavo pure io quel giorno, un serpentone umano rossonero, entrammo in città e la attraversammo tutta a una sola voce “Levatevi di qui, levatevi davanti…”; stavo a Barletta, quando dopo Andria-Foggia di Coppa Italia ci beccammo la carica della Polizia e i lacrimogeni e vidi Tonino Tomaiuolo fermare il treno e andare a fare a lite contro i baresi, lui davanti e noi dietro!
E chissà quante ne avrai vissute tu che leggi!
Cari signori del Palazzo, che ci vietate le trasferte a Fasano, a Cerignola o a campi e stadi di Terza Categoria, non potete levarci l’amore per la nostra squadra, la nostra città, i nostri colori.
Nell’ultimo anno di Stroppa il Foggia ha avuto al suo seguito 1800 tifosi in media in trasferta. 1800! Avete capito che significa? Forse il Grumentum o il Gladiator ne vedono così tanti in tutto l’anno!
E l’anno scorso 4000 a Parma, Ascoli e Cesena; 1500 a Novara (800 chilometri, cari signori del palazzo, 800 ad andare e 800 a venire, e voi non ci fate andare a Cerignola e a Taranto dove poi, vai a vedere, non stavano neanche loro…), 3000 a Verona all’ultima maledetta partita!
Cari Presidente ed Allenatore, voi un giorno ve ne andrete, come hanno fatto tanti, ma lo Zaccheria sarà sempre pieno, il foggiano c’è e rimarrà sempre, attaccato all’odore dello Zaccheria o al profumo del panino con la frittata della trasferta.
Cari signori del palazzo, forse i 500 mila euro e la tangente annessa vi hanno accorciato la memoria, ma non faranno smettere al foggiano di cantare:
“Non sarà un’avventura, prima squadra, panchinaro, primavera;
tu sei mio, solo mio, partiremo insieme a te per cantare in ogni stadio Foggia olè
innamorato sempre di più tutta sta strada solo per te, Foggia olè! Foggia olè!”.
Forza Foggia!
“Sembe”